Taste the World

I WRITE FOR THE FIRST TIME SOME ARTICLES IN ENGLISH. EXCUSE ME FOR THE ERRORS. PLEASE CORRECT ME IF YOU CAN.

 

Taste the World

“Taste the World” is a drawing that i’ ve made in the wall of my room.
I ask you to imagine. There are no limits if you know how to do it.

 

BENZ

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L’ ossimoro concettuale del movimento elicoidale.

L’ immagine facente da sfondo al Blog non è casuale. Focalizza l’ attenzione sul movimento elicoidale costituente il percorso espositivo del Guggenheim Museum di New-York, di F.L.Wright.

Il movimento elicoidale rappresenta un ossimoro concettuale. Ossimoro in quanto convivono in lui due concetti che si presentano come contrari.

Soffermandosi in una visione bidimensionale, noteremo la formazione di un cerchio per ogni moto di rivoluzione che compie rispetto al suo asse centrale, può rappresentare quindi la staticità, l’ invariabilità della forma. La cultura primordiale delle singole popolazioni è essa stessa statica, in quando nei secoli i caratteri salienti che la contraddistinguono non variano.

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Soffermandosi in una visione tridimensionale, noteremo invece che essa cambia per ogni moto di rivoluzione il suo punto di vista dell’asse centrale, rappresentando quindi la dinamicità. La cultura moderna delle singole popolazioni è essa stessa dinamica, in quando il mescolarsi delle plurime componenti ne determina il cambiamento.

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La multicultura può quindi essere vista come un movimento elicoidale, dove acquista significato di ossimoro concettuale  in quando opposizione di staticità delle tradizioni e dinamicità della società moderna.

Poteva esistere museo di arte moderna più appropriato del Guggenheim? Esempio perfetto di ciò che rappresenta la multicultura.

 

 

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Si apre la porta della città, non sappiamo di quale si tratti, sappiamo solo che nella relazione di spazio-tempo, il tempo è oggi. Davanti a noi si dispongono delle vie, direzioni da seguire.

Ma come scegliere la direzione?.

Siamo osservatori dallo sguardo attento, ma il luogo in cui ci siamo recati non ci appartiene, è una meta tanto lontana quanto vicina. Abbiamo la possibilità di non dover scegliere una via, le possiamo percorrere tutte, lasciarci trasportare da ciò che ci attrae e che stimola in noi sensazioni di positività, da ciò che vorremmo conoscere perché così estraneo e allo stesso tempo così vivo. Così si presenterebbero a noi i molteplici scenari, dati dalla città contemporanea, se non avessimo cultura propria, se fossimo osservatori lontani che hanno finalmente deciso di scoprire ciò che tanto turbava la nostra quiete.

Ma è possibile osservare senza una base culturale? E soprattutto perché farlo?.

Nei ragionamenti preconcetti che oggi definiscono le nostre origini no, ma se usiamo l’ immaginazione diventa possibile e oltretutto vantaggioso. Se appartenessimo ad una cultura in particolare saremmo sempre inconsciamente condizionati a raggiungerla, per sentirci di nuovo parte di un insieme. Nella città contemporanea infatti qualsiasi cultura coesiste, più o meno sincronicamente, in quello che è il mondo aperto dalla nostra porta. Farne parte ci porterebbe a riconoscere la via culturale che ci appartiene, imporrebbe una scelta. A noi interessa invece poter vivere l’ insieme di culture che vanno creando il mix sociale moderno e come queste si esprimano attraverso l’ architettura.

Grazie al particolare punto di vista adottato saremo ora i migliori interpreti della multicultura.